Una breve storia delle traduzioni bibliche italiane
La storia delle traduzioni italiane della Bibbia riflette il desiderio costante di rendere le Scritture accessibili a tutti i credenti nella loro lingua madre. Già nel Medioevo circolavano versioni parziali in volgare, ma la prima traduzione completa stampata apparve nel XV secolo, basata principalmente sulla Vulgata latina.
Un momento decisivo arrivò nel XVI secolo con la Riforma protestante. La traduzione di Giovanni Diodati, pubblicata nel 1607 e poi rivista nel 1641, divenne il punto di riferimento per generazioni di lettori evangelici. Il suo linguaggio chiaro e la fedeltà ai testi originali la resero una pietra miliare della tradizione biblica italiana.
Nel corso dei secoli successivi, nuove scoperte manoscritte e l’evoluzione della lingua italiana portarono alla nascita di ulteriori versioni, sia cattoliche sia protestanti, ciascuna con un proprio equilibrio tra precisione letterale e scorrevolezza.
Tra le traduzioni moderne, la Riveduta (RIV) occupa un posto importante. Basata sul testo di Diodati ma aggiornata nel linguaggio e nella critica testuale, offre una lettura chiara, affidabile e adatta allo studio personale come anche alla lettura comunitaria.
Oggi i lettori italiani possono scegliere tra diverse traduzioni, ognuna delle quali illumina in modo unico il messaggio senza tempo della Sacra Scrittura.